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        <title>Mauro Antonellini</title>
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            <title>Recensioni Salvat Ubi Lucet</title>
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            <pubDate>Fri, 07 May 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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            <title>Luigi Bologna</title>
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            <description><![CDATA[<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img width="305" height="312" src="http://www.mauroantonellini.com/joomla/images/stories/Biografie/Bologna-01-W.jpg" alt="Bologna-01-W" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LUIGI BOLOGNA</strong></p>
<table border="0">
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<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;Il piemontese Luigi Bologna, nato a Torino il 17 maggio 1888 da Luigi e da Rosalia Cova, fu uno dei molti giovani che, agli albori del secolo scorso, furono affascinati dalla novità del volo incarnando quelle doti fondamentali per un pilota che sono il coraggio e lo spirito di sacrificio. Si distinse per professionalità e capacità di organizzazione e potè vantare una grande abilità che lo portò in seguito anche a distinguersi in competizioni sportive. Frequentò nel 1905 la Regia Accademia navale e divenne ufficiale. Iniziò gli imbarchi nel 1906 con l'<em>Amerigo Vespucci, </em>poi passò su diverse altre navi fino all'ultimo imbarco sulla <em>Giulio</em> <em>Cesare</em> all'inizio del primo conflitto mondiale. Raggiunse i gradi di Guardiamarina nel 1909, di Sottotenente di Vascello nel 1911 e di Tenente di Vascello nel 1915. Nel gennaio di quell'anno ebbe la possibilità di diventare aviatore frequentando la scuola di pilotaggio della Marina appena trasferita da Venezia a Taranto.</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola del “Pizzone”, così era chiamata la scuola di Taranto, a quel tempo era dotata di mezzi ed impianti modesti. Contava tre istruttori americani ed uno italiano. Fu proprio quest’ultimo, il comandante Roberti di Castelvero, uno dei primi pionieri dell’aviazione, a diventare maestro di Bologna.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giovane torinese ebbe il battesimo dell’aria su un idrovolante <em>Albatros</em>. Imparò poi a pilotare anche i <em>Curtiss</em> sotto la guida degli istruttori americani comandati da John Lansing Callan, che sarebbe tornato più tardi in Italia per organizzare le basi dell’aviazione della Marina americana. Insieme a Bologna, con lo stesso corso, si brevettarono altri piloti come Garassini Garbarino, Pellegrini ed altri che ebbero modo di distinguersi per le loro doti durante la guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 4 marzo 1915, imbarcato sulla prima portaidrovolanti della Regia Marina, la <em>R.N. Elba</em>, mentre si trovava in volo di allenamento su un idrovolante <em>Curtiss Triad,</em> Bologna precipitò in acqua e, nel venire a galla cercando di divincolarsi dall'aereo, riportò gravi lesioni in varie parti del corpo.</p>
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<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mauroantonellini.com/joomla/images/stories/Biografie/Bologna-02-W.jpg" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Il Macchi M5 N.7, 260a Squadriglia, del T.V. Luigi Bologna a Venezia</em></p>
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<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Il 25 maggio 1915 venne destinato alla Squadriglia idrovolanti di Venezia nell’isola di S.Andrea dove si trovavano Manfredi Gravina, Luigi Bresciani, Carlo della Rocca ed altri piloti che in seguito divennero importanti, comandati dal T.V. Giuseppe Miraglia. Questo reparto era spesso frequentato da un ospite di riguardo, il poeta Gabriele D’Annunzio, che tanta parte ebbe nel pubblicizzare le imprese di marinai ed aviatori, molte delle quali da lui stesso ideate.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attività della nostra idroaviazione nei primi mesi di guerra era limitata dalla scarsità dei mezzi e dalle caratteristiche degli stessi, tali da permettere di eseguire quasi esclusivamente ricognizioni sul cielo nemico. Per questo l’attività fu intensa e giornaliera: venivano eseguite ricognizioni sul mare e sulle basi avversarie di Trieste e Pola. Il 7 agosto 1915 tuttavia venne decisa un’azione dimostrativa e offensiva su Trieste con quattro idrovolanti, due <em>Albatros</em> e due <em>FBA</em> uno dei quali pilotato da Miraglia e con D’Annunzio come osservatore; un altro aereo della formazione era comandato da Bologna. Furono lanciati manifestini firmati dal poeta e inneggianti alla prossima liberazione della città e fu eseguito il bombardamento degli impianti militari. Bologna sganciò le sue bombe che esplosero nei pressi del Palazzo Luogotenenziale e delle torpediniere in porto.</p>
<p style="text-align: justify;">Appena due giorni dopo questa azione, il 9 agosto, Bologna partì alla volta di Pola, la maggiore piazzaforte nemica che ospitava la flotta austriaca. Questa azione è sinteticamente descritta nella motivazione della Medaglia d’Argento al valore militare che in questa occasione gli fu attribuita. Nel diploma di conferimento si legge infatti: “<em>per la perizia e il sangue freddo dimostrati durante un suo volo verso Pola, riuscendo a tornare con l’apparecchio alla propria sede nonostante l’avaria del motore avvenuta in prossimità della Piazzaforte nemica</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 agosto, dopo diversi giorni di difficili ricerche, insieme a Giuseppe Miraglia e Manfredi Gravina, Bologna fu uno dei protagonisti del ritrovamento del sommergibile <em>Jalea</em>, del quale si erano perse le tracce, affondato per aver urtato una mina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 23 dicembre successivo Miraglia e D'Annunzio progettarono un ambizioso raid che avrebbe dovuto avere come obiettivo l'importante città di Zara utilizzando Ancona come base intermedia. Il percorso doveva essere Venezia – Ancona – Zara – Ancona – Venezia e avrebbero dovuto partecipare quattro <em>Albatros,</em> uno dei quali comandato da Bologna. Tutto si bloccò quando, il 21 dicembre, Miraglia, durante un volo di collaudo del nuovo <em>L.1</em>, precipitò in mare e morì. Per onorare la sua memoria, da quel momento in poi la base di S. Andrea fu denominata “Miraglia”. D'Annunzio chiese al comandante Valli di non rinviare l'impresa e a Bologna di essere il suo pilota in sostituzione dell'amico morto, ma il progettato volo su Zara venne rinviato <em>sine die</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 gennaio del 1916 Bologna, divenuto ufficialmente pilota di D’Annunzio, avrebbe dovuto compiere insieme a lui un volo di ricognizione sull’Istria. Provarono due apparecchi, ma non riuscirono nemmeno a decollare per colpa dei carburatori che non funzionavano. Al terzo tentativo riuscirono, ma anche questa volta le cose non si misero bene: sopra Caorle il vento aumentò, turbini improvvisi scuotevano l’apparecchio che prese a sobbalzare in modo preoccupante e non riusciva a prendere quota a causa del motore che aveva iniziato a scoppiettare. Bologna, certo del fatto che l’aereo non sarebbe riuscito a salire, decise il ritorno. L’apparecchio si abbassò, eseguì una virata e l’ammaraggio venne eseguito senza difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno successivo, 16 gennaio, Bologna, con D’Annunzio in qualità di osservatore, partì in missione su Trieste. Al rientro, sulla verticale di Grado, il carburatore cominciò a dare i soliti problemi finchè ad un tratto il motore si arrestò e il pilota fu costretto ad ammarare. Durante la manovra, resa difficile dalla mancanza di propulsione del motore, Bologna, ingannato dal riflesso del sole sull'acqua, non avendo potuto misurare bene la distanza, richiamò troppo alto e l’aereo ricadde con violenza sulla superficie dell’acqua. D'Annunzio colpì con violenza la fronte e l’occhio destro contro il bordo della carlinga, restò semicieco per qualche ora, poi si riprese, ma solo in parte, continuando ad accusare dolori e disturbi alla vista. Il poeta, tuttavia, non manifestò il suo dolore perché non voleva che la notizia dell’errore di manovra danneggiasse la considerazione di Bologna e compromettesse il volo su Trieste stabilito per il giorno successivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mattino seguente, infatti, i due decollarono alla volta di Trieste sull<em>’L 190</em> e il volo questa volta si svolse regolarmente. Come previsto, tre torpediniere indicavano la rotta con le loro scie percorrendo il tratto da Venezia fino a Grado, poi verso Miramare. Su Trieste l’aereo fu sottoposto ad un violento fuoco di artiglieria, ma nonostante non riuscisse a superare i 1.500 metri di quota non venne colpito. La missione fu compiuta con successo e fu accertata la presenza in porto di tre grosse torpediniere. Il poeta lanciò, come sua abitudine, un messaggio di augurio agli italiani di Trieste. Nei giorni successivi il fastidio all’occhio continuò ed una visita  medica constatò il distacco della retina. D’Annunzio fu costretto alla completa oscurità nella speranza di guarire, ma perse per sempre l'uso dell'occhio ferito. In quei mesi di cecità scrisse il “Notturno”.    <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Il 30 gennaio 1916 Bologna venne nominato comandante della squadriglia di idrovolanti di Grado e trasferito sull’isola di Gorgo. Sostituì il T.V. Ugo de Rossi del Lion Nero, famoso aviatore, veterano della campagna di Libia del 1911 e celebre istruttore (tra gli altri aveva abilitato al brevetto militare Francesco Baracca). Bologna giunse al suo nuovo comando il 3 febbraio utilizzando per il trasferimento il suo idrovolante, ma fece appena in tempo a ricoverare il mezzo nell’hangar che tutta la base subì un attacco da parte dell'idroaviazione austriaca e la maggior parte dei velivoli della stazione andò distrutta.</p>
<p style="text-align: justify;">Grado era la base di idrovolanti più avanzata, aveva di fronte a soli cinque minuti di volo Trieste e Prosecco e nei giorni chiari esse si vedevano a occhio nudo. Questa vicinanza portava gli avversari a essere informati troppo bene gli uni degli altri: si conoscevano le abitudini e i caratteri e non di rado si scambiavano commenti con fogli gettati negli opposti schieramenti. Ciò comportava una tensione continua, una ricerca esasperata di inganni e di astuzie per uccidersi meglio, solo raramente qualche frase cavalleresca. Fu in questa situazione che il T.V. Bologna si trovò ad affrontare il più grande dei piloti dell’aviazione marittima austriaca: il comandante della Stazione idrovolanti di Trieste Godfried de Banfield. Poiché i piloti presenti alla base italiana erano per la maggior parte poco addestrati, a far fronte agli attacchi nemici rimasero Bologna ed un solo pilota veterano, il Secondo Capo Daniele Minciotti. I due si levarono in volo a turno due o tre volte al giorno ed iniziarono a bombardare i dragamine austriaci che incrociavano nelle acque del golfo. Volarono poi su Trieste fotografando impianti e quindi bombardarono gli hangar nemici che fino ad allora erano rimasti nascosti. Il 12 giugno 1916 ci fu un avvicendamento nel comando della squadriglia di Grado: il comandante delle squadriglie di Venezia, T.V. Carlo della Rocca, incaricò il Sottotenente di Vascello Silvio Montanarella (che diverrà marito di Renata figlia di G. D’Annunzio) di sostituire Luigi Bologna, richiamato a Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio di settembre il Comandante in Capo della piazza di Venezia, Giulio Valli, dispose di bombardare gli hangar degli idrovolanti e degli aeroplani di Parenzo. A tale scopo collaborarono le forze francesi presenti a Venezia: una squadriglia di <em>FBA</em> che era insieme alla nostra di S.Andrea e l’altra di caccia terrestri che era al Lido. Parteciparono all’operazione complessivamente dodici idrovolanti scortati da quattro caccia. Contemporaneamente il Comando Supremo dell’Esercito sferrò un attacco contro la zona industriale di Trieste e gli hangar della baia di Muggia con l’impiego di 26 bombardieri Caproni scortati da 14 aerei da caccia. La rotta di avvicinamento che seguiva l’andamento della costa e il sole alle spalle favorirono l’azione, che avvenne quasi di sorpresa. Come di consueto, lungo la rotta furono scaglionate, alla distanza di tre miglia l’una dall’altra, 12 torpediniere delle quali tre provviste di radio telegrafia e due motoscafi antisommergibili.  Il 13 settembre, dunque, vari gruppi di idrovolanti e aeroplani da caccia lasciarono Venezia.</p>
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<p><img width="198" height="338" src="http://www.mauroantonellini.com/joomla/images/stories/Biografie/Bologna-03-W.jpg" alt="Bologna-03-W" /><img width="261" height="336" src="http://www.mauroantonellini.com/joomla/images/stories/Biografie/Bologna-04-W.jpg" alt="Bologna-04-W" style="float: right;" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Il T.V. Luigi Bologna comandante della 241a Squadriglia&nbsp;al campo di Venezia Lido.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>A sinistra Bologna é ritratto davanti a un Ansaldo Balilla A1</em></p>
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<p style="text-align: justify;">All’azione parteciparono le Squadriglie francesi e italiane di Venezia e la Squadriglia di Grado. I francesi misero a disposizione i quattro caccia <em>Nieuport</em> per la scorta e un idrovolante <em>FBA.</em> Gli altri dodici idrovolanti appartenevano alla squadriglie italiane di S.Andrea e di Grado. I dodici idrovolanti, raggruppati in due squadriglie di sei, erano agli ordini dei rispettivi capi squadriglia, i Tenenti di Vascello Bologna e Garassini. La partenza avvenne con un intervallo di due minuti fra i gruppi e la squadriglia da caccia, dotata di aerei terrestri, partì 15 minuti più tardi in modo tale da giungere tutti contemporaneamente sull’obiettivo. In questa occasione si ripropose a Bologna di lavorare in coppia con D’Annunzio nel ruolo di osservatore. Il poeta, dopo sette mesi di inattività forzata, aveva infatti ripreso a volare e aveva scelto di nuovo Luigi Bologna come pilota a dimostrazione della sua stima nelle doti aviatorie dell’amico, offrendogli così una grande soddisfazione morale e rinnovandogli una fiducia che non era mai venuta meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle 17,30 alle 17,55 gli aerei si avvicendarono sull’obiettivo gettando 53 bombe su hangar e batterie di Parenzo. L’aereo <em>L 161</em> di Bologna rientrò regolarmente. Non così fu per il T.V. Garassini Garbarino, colpito da <em>shrapnells</em> al motore, e per il Capo timoniere Arturo Zanetti che, costretti all’ammaraggio, rientrarono a rimorchio delle torpediniere.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attività di Bologna proseguì instancabile. La notte del 17 settembre 1916 eseguì un’operazione notturna di bombardamento su Trieste con la quale guadagnò la Medaglia di Bronzo al valore militare. Così recita la motivazione: “<em>Pilota di idrovolante, si portava di notte su di un obiettivo militare e lo bombardava, dando prova di molta perizia, calma ed ardimento</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">I pericoli della guerra aerea non erano legati solo al fuoco nemico, ma erano costituiti anche da frequenti incidenti aerei dovuti alla fragilità delle macchine del tempo. La vita del nostro pilota ne fu infatti segnata ancora una volta. Il giorno 11 dicembre, in un volo di prova eseguito da solo a bordo dell’idrovolante <em>FBA</em> M.M. 41310, in seguito ad una falsa manovra precipitò causando la distruzione dell’apparecchio. Egli riportò contusioni al ginocchio destro ed escoriazioni multiple di terzo grado.</p>
<p style="text-align: justify;">Concluso così l’anno 1916 in convalescenza, agli inizi del 1917 fu trasferito all’aviazione dell’Esercito, in carico al I° Gruppo Aeroplani di Santa Maria La Longa (Udine). La 7a Squadriglia di cui entrò a far parte era equipaggiata coi famosi bombardieri Caproni <em>Ca.300</em>. Il 20 aprile, a bordo del <em>Ca.719</em> pilotato dal Tenente Adriano Bacula, futuro collaudatore della SIAI, e con il sergente Bosio, il mitragliere d’Arduino e Luigi Bologna in qualità di osservatore, fu eseguita un’azione di bombardamento su Trieste che aveva come obiettivo i cantieri di produzione degli idrovolanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo questa parentesi presso i reparti da bombardamento dell’Esercito, Bologna venne richiamato a Venezia e gli venne affidato il comando della appena costituita 251a Squadriglia che tenne fino al novembre del 1917. Essa venne formata con il personale ed il materiale della Squadriglia Idro di S.Andrea, la prima unità di cui Bologna aveva fatto parte agli inizi della guerra. La linea di volo composta da <em>FBA</em> fu gradualmente sostituita dai nuovi Macchi <em>L3</em>. Compito di tale squadriglia, oltre alla difesa dello spazio aereo della città, era la ricognizione in alto mare e quella delle basi nemiche di Trieste e Pola, la direzione dei tiri dell’artiglieria navale che utilizzava bocche da fuoco piazzate su pontoni galleggianti che bombardavano il nemico dal mare, e infine la protezione delle operazioni eseguite dalle forze della Regia Marina. Le azioni di scorta e di ricognizione costituivano l’attività principale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 13 aprile, insieme all’osservatore Spartaco Soventi, Bologna si recò su Pola per scortare i ricognitori dei colleghi della 252a Squadriglia, anch’essa basata a Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 aprile, nell’ambito di una complessa e vasta operazione, due <em>L 3</em> si levarono in volo contro il naviglio sottile austriaco costituito dalle agili <em>Torpedoboat</em> e<em> </em>dai sommergibili che erano particolarmente attivi nel settore. Il 14 luglio Bologna, al comando di una coppia di <em>L.3,</em> si recò in ricognizione su Pola dove rilevò la presenza in rada di 13 unità navali di grosso tonnellaggio. Sulla rotta di ritorno la coppia incrociò la torpediniera nemica <em>Tb 52</em> nei pressi dell’isola di Brioni, la attaccò con bombe che la mancarono per pochi metri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 14 agosto l’intera squadriglia intervenne ripetutamente su unità navali leggere che si erano spinte sotto la costa italiana per appoggiare un pesante attacco aereo su Venezia. Bologna e Bevilacqua come osservatore avvistarono una dozzina di siluranti e le segnalarono immediatamente al gruppo navale italiano, ma poco dopo furono costretti per cause imprecisate ad ammarare a dieci miglia da Cortellazzo. L’idrovolante si capovolse a causa del mare grosso e l’equipaggio fu prontamente soccorso dalla torpediniera <em>13.OS</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">I mesi di settembre e ottobre videro il comandante Bologna scortare gli <em>L.3</em> in missione di ricerca e bombardamento con il suo nuovo Macchi <em>M.5</em>. Questo fu il primo modello di idrovolante concepito espressamente per la caccia e Bologna fu uno dei primi piloti ad utilizzarlo in combattimento. In seguito alla ritirata di Caporetto la Squadriglia fu chiamata ad intervenire anche sul fronte terrestre per rallentare l’avanzata del nemico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 1° novembre del 1917 Luigi Bologna assunse il comando della 260a Squadriglia di nuova costituzione, anch’essa presente a Venezia e dotata interamente dei nuovi caccia Macchi <em>M.5</em>. Fu in questo periodo che Bologna decorò il suo <em>M.5</em> numero 7 con l’insegna personale consistente in una feroce testa di gatto nell’atto di azzannare. Il comando di questa unità fu da lui mantenuto fino a dicembre quando passò a comandare il “Gruppo Squadriglie da Caccia”. Questo gruppo riuniva tutti i piloti da caccia della “Miraglia”, nel frattempo diventati quindici. Ai primi di gennaio 1918 i cacciatori di Bologna estesero la loro attività anche contro i <em>draken </em>nemici, infatti il Comando Supremo aveva impartito l’ordine secondo il quale, nei giorni dell’offensiva del nostro Esercito, nessun <em>draken</em> nemico doveva alzarsi in volo. Si trattava di azioni molto pericolose in quanto i palloni erano bersagli difficili da abbattere date le loro dimensioni, e particolarmente protetti dalla difesa nemica. Pochi furono i palloni abbattuti, ma lo scopo fu raggiunto in quanto il nemico non osò sfidare gli attacchi degli <em>M.5</em>. In quel periodo sul nostro fronte erano presenti alcuni reparti inglesi del Royal Flying Corps che affiancavano l’aviazione italiana nel fronteggiare la pressione nemica. Il 5 febbraio Bologna portò in volo i caccia della 260a e 261a Squadriglia per scortare gli aerei da bombardamento sulla linea del Piave. Rientrando dalla missione, 15 Km a nord est di Venezia avvistò uno dei suoi apparecchi attorniato da tre caccia, si avvicinò per portare aiuto ma si accorse che erano inglesi, perciò dopo un cenno di saluto col pilota alleato del primo caccia, si avvicinò al secondo e dopo avere compiuto diverse evoluzioni, sicuro di essere stato riconosciuto come italiano per le vistose insegne dipinte sull’aereo, si allontanò dirigendosi verso Venezia. Poco dopo sentì il rumore di una scarica che pensò dovuta al malfunzionamento del proprio motore, ma un suo gregario gli confermò essere dovuta alla mitragliatrice del pilota dell’aereo inglese, Lieutenant A.G. Jarvis, che non lo aveva riconosciuto. La sola avaria riportata dal suo Macchi n. 7 fu un foro di proiettile nel piano di coda.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella tarda primavera del 1918 la Regia Marina decise di formare una squadriglia da caccia dotata di aerei terrestri, la 241a, che venne equipaggiata con il nuovo caccia <em>Hanriot Hd.1</em> dotato di migliori prestazioni rispetto ai caccia idrovolanti. La squadriglia fu sottoposta al comando di Bologna ormai riconosciuto come il più esperto comandante di caccia della Regia Marina. La 241a ebbe sede a Venezia Lido. Per i piloti della nuova squadriglia si rese necessario un periodo di addestramento: la conversione ai caccia terrestri venne effettuato su alcuni <em>Nieuport X</em> e <em>17</em>. Il 24 giugno Bologna compì la prima missione di guerra coi nuovi aerei, una crociera sul Piave. A luglio gli vennero assegnati altri <em>Hanriot</em> e compì diverse missioni di scorta alle incursioni degli <em>L.3</em> e <em>M.8</em> che attaccarono quasi quotidianamente la base di Pola e quelle dell’Istria.</p>
<p style="text-align: justify;">A coronamento dell’operato fin qui svolto, l’11 luglio 1918 fu concessa a Luigi Bologna la seconda Medaglia d’Argento al valore militare la cui sintetica motivazione illustra efficacemente la sua attività: <em>“Pilota di idrovolante di eccezionale abilità nel lungo servizio prestato alla stazione di Venezia, della quale fu uno dei fondatori, dimostrò sempre mirabile entusiasmo e spirito di iniziativa e fu di costante esempio ai suoi dipendenti che guidò molte volte in rischiose missioni di guerra” (Alto Adriatico, 1915-1918).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 luglio si volle infliggere il colpo definitivo alla base della marina austriaca a Pola. Ventidue <em>L.3</em> con bombe e quindici <em>M.5</em> come caccia di scorta partirono dalla stazione “Miraglia” di Venezia, insieme a quattro <em>S.I.A</em>. con bombe, nove <em>S.V.A.</em> dalla squadriglia S. Marco del Lido, diciotto bombardieri Caproni da S. Pelagio (Padova), sei <em>FBA</em> per protezione delle nostre navi e cinque <em>M.5</em> per protezione degli <em>FBA</em> da Porto Corsini. Due ore dopo si levarono in volo dal Lido a protezione del rientro degli stormi due <em>Hanriot</em> e due <em>Ansaldo Balilla</em> della 241a squadriglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 19 agosto Bologna fu vittima di un nuovo incidente. Mentre si trovava presso la 122a Sq. a Campoformido, durante un volo di prova sull’ Hanriot MM 19258 che doveva ritirare per la sua squadriglia, mise fuori uso l’aereo, fortunatamente senza gravi conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi mesi di guerra il reparto venne equipaggiato con i nuovissimi Ansaldo<em> A1</em> di costruzione italiana che praticamente non fecero in tempo ad effettuare operazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Finita la guerra Bologna rimase in servizio nella sua squadriglia fino al 20 settembre 1919.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 16 febbraio dell’anno successivo chiese un’aspettativa della durata di 11 mesi per “motivi speciali”. Iniziò infatti a lavorare come pilota per la SIAI che in quei mesi si stava preparando a partecipare alla Coppa Schneider, prevista per i giorni 19-21 settembre 1920 a Venezia. Francesi e Britannici non parteciparono alla competizione per disaccordi sul regolamento, perciò rimasero in gara solo gli Italiani con quattro idrovolanti, due della Macchi e due della SIAI, tutti pilotati da veterani della guerra a dimostrazione del forte appoggio che le forze armate davano alla manifestazione aviatoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche gli Italiani, tuttavia, dovettero far fronte ad alcuni inconvenienti: Giovanni De Briganti, pilota dell’Esercito su Macchi<em> M.12</em>, si ritirò per la scarsa competitività del suo aereo; la costruzione del Macchi<em> M.19</em> del pilota di Marina Arturo Zanetti non fu terminata in tempo, come anche quella dell’<em>S.19 </em>del pilota di Marina Guido Jannello. Solo Luigi Bologna col suo SIAI<em> S.12</em> MM 3011, che portava lo stesso numero 7 dell’<em>M.5 </em>pilotato durante la guerra, fu in grado di gareggiare. Nonostante tutto ciò, la gara ritenuta di grande importanza, non fu rimandata ad occasione più propizia e si decise di proseguire ugualmente, col risultato che Bologna risultò unico partecipante e vincitore.</p>
<p style="text-align: justify;">L<em>’S.12</em> era un biposto nato originariamente per la ricognizione e il bombardamento, vantava quindi discrete dimensioni e una apertura alare di m 11,72. Era stato convertito per l’occasione in monoposto, dotato di un grosso motore Ansaldo San Giorgio<em> 4-E-28</em> da 550 cv con elica quadripala spingente.</p>
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<p><img width="640" height="305" src="http://www.mauroantonellini.com/joomla/images/stories/Biografie/Bologna-05-W.jpg" alt="Bologna-05-W" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Il SIAI S-12 col quale partecipo' alla Coppa Schneider</em></p>
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<p style="text-align: justify;">Il 20 settembre 1920, dunque, in presenza di nubi basse, mare agitato ed un forte vento di nord-est che spirava su tutto il percorso, Luigi Bologna prese il via da solo per l’edizione 1920 della Coppa Schneider, impostata su un circuito triangolare di 37,117 Km con virate a sinistra, da corrersi dieci volte. Lo percorse senza danni, alla media di 172,561 Km/h. L’Aero Club d’Italia, a nome del suo presidente Carlo Montù, gli rilasciò il diploma di medaglia d’oro con la seguente motivazione: <em>“Pilota di ammirevole ardimento, di somma maestria e di altissima fede nell’avvenire della nostra aviazione, che, in condizioni di vento e di mare difficilissime, pilotando un apparecchio Savoia eseguiva magistralmente tutte le prove per la coppa di aviazione marittima “Jacques Schneider” in Venezia dal 19 al 21 settembre 1920; e vincendo brillantemente la gara conquistava all’Italia un nuovo mondiale trionfo”</em> .</p>
<p style="text-align: justify;">Il 16 gennaio 1921 il nostro veterano rientrò dall’aspettativa e l’11 giugno dello stesso anno venne trasferito al Dipartimento della Marina a Pola. In questi mesi cominciò a prepararsi per l’edizione successiva della Coppa Schneider, che si sarebbe svolta ancora una volta a Venezia, con l’intento di portare in gara l<em>’S.13</em> della SIAI. Come successe l’anno precedente, i Britannici non parteciparono. Si presentò invece un francese, Sadi Lecointe, pilota assai noto a quei tempi, al comando di un Nieuport <em>Ni.29G</em>. Le iscrizioni dei candidati italiani alla competizione furono, invece, talmente numerose che si rese necessaria una prova eliminatoria. Parteciparono, tra gli altri, ben sei <em>S.13</em> pilotati da Bologna, Giarrosio, Arcidiacono, Minciotti, Riccobello e Conforti.. Le eliminatorie vennero disputate il 3 agosto con traguardo davanti all’Hotel Excelsior del Lido e videro il trionfo degli aerei della Macchi. Bologna si classificò al quinto posto e fu, quindi, escluso dalla gara.</p>
<p style="text-align: justify;">La Coppa fu vinta da Giovanni De Briganti che assicurò all’Italia la seconda consecutiva vittoria della Coppa Schneider.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 23 agosto 1921 Bologna decollò, in compagnia dell’Ing. Calori, da Forte S.Andrea nella laguna di Venezia, per collaudare un idrovolante. Per cause rimaste sconosciute l’aereo precipitò e Bologna morì. Con queste parole D’Annunzio commemorò la sua morte: “<em>ad una ad una cadono le ultime aquile della battaglia nel medesimo fondo di laguna dov’era precipitato Giuseppe Miraglia, un mattino placido dello scorso Settembre, anche Luigi Bologna si spezzò le ali e le ossa”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Alla memoria del 1° Tenente di Vascello Luigi Bologna fu dedicato l’Idroscalo di Taranto, presso il quale lo stesso, da giovane ufficiale, aveva imparato a volare. Oggi su quella base ha sede la Scuola Addestramento Reclute dell’Aeronautica Militare.</p>
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<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">
<p style="text-align: justify;">Il 25 maggio 1915 venne destinato alla Squadriglia  idrovolanti di Venezia nell’isola di S.Andrea dove si trovavano Manfredi  Gravina, Luigi Bresciani, Carlo della Rocca ed altri piloti che in  seguito divennero importanti, comandati dal T.V. Giuseppe Miraglia.  Questo reparto era spesso frequentato da un ospite di riguardo, il poeta  Gabriele D’Annunzio, che tanta parte ebbe nel pubblicizzare le imprese  di marinai ed aviatori, molte delle quali da lui stesso ideate.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attività della nostra idroaviazione nei primi mesi  di guerra era limitata dalla scarsità dei mezzi e dalle caratteristiche  degli stessi, tali da permettere di eseguire quasi esclusivamente  ricognizioni sul cielo nemico. Per questo l’attività fu intensa e  giornaliera: venivano eseguite ricognizioni sul mare e sulle basi  avversarie di Trieste e Pola. Il 7 agosto 1915 tuttavia venne decisa  un’azione dimostrativa e offensiva su Trieste con quattro idrovolanti,  due <em>Albatros</em> e due <em>FBA</em> uno dei quali pilotato da Miraglia e  con D’Annunzio come osservatore; un altro aereo della formazione era  comandato da Bologna. Furono lanciati manifestini firmati dal poeta e  inneggianti alla prossima liberazione della città e fu eseguito il  bombardamento degli impianti militari. Bologna sganciò le sue bombe che  esplosero nei pressi del Palazzo Luogotenenziale e delle torpediniere in  porto.</p>
<p style="text-align: justify;">Appena due giorni dopo questa azione, il 9 agosto,  Bologna partì alla volta di Pola, la maggiore piazzaforte nemica che  ospitava la flotta austriaca. Questa azione è sinteticamente descritta  nella motivazione della Medaglia d’Argento al valore militare che in  questa occasione gli fu attribuita. Nel diploma di conferimento si legge  infatti: “<em>per la perizia e il sangue freddo dimostrati durante un  suo volo verso Pola, riuscendo a tornare con l’apparecchio alla propria  sede nonostante l’avaria del motore avvenuta in prossimità della  Piazzaforte nemica</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 agosto, dopo diversi giorni di difficili  ricerche, insieme a Giuseppe Miraglia e Manfredi Gravina, Bologna fu uno  dei protagonisti del ritrovamento del sommergibile <em>Jalea</em>, del  quale si erano perse le tracce, affondato per aver urtato una mina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 23 dicembre successivo Miraglia e D'Annunzio  progettarono un ambizioso raid che avrebbe dovuto avere come obiettivo  l'importante città di Zara utilizzando Ancona come base intermedia. Il  percorso doveva essere Venezia – Ancona – Zara – Ancona – Venezia e  avrebbero dovuto partecipare quattro <em>Albatros,</em> uno dei quali  comandato da Bologna. Tutto si bloccò quando, il 21 dicembre, Miraglia,  durante un volo di collaudo del nuovo <em>L.1</em>, precipitò in mare e  morì. Per onorare la sua memoria, da quel momento in poi la base di S.  Andrea fu denominata “Miraglia”. D'Annunzio chiese al comandante Valli  di non rinviare l'impresa e a Bologna di essere il suo pilota in  sostituzione dell'amico morto, ma il progettato volo su Zara venne  rinviato <em>sine die</em>.</p>
</div>]]></description>
            <pubDate>Thu, 06 May 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Giuseppe Miraglia  e gli amici  della Squadriglia Idrovolanti dell'Isola di S. Andrea</title>
            <link>http://www.mauroantonellini.com/joomla/libri/97-giuseppe-miraglia</link>
            <description><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;">E' in vendita il libro</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;"><strong>Giuseppe Miraglia e gli amici</strong></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;"><strong>della Squadriglia Idrovolanti dell'Isola di S. Andrea</strong></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;">(14 marzo 1914 - 21 dicembre 1915)</span></span></p>
<p align="CENTER"> </p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img alt="libroMiraglia" src="http://www.mauroantonellini.com/joomla/images/stories/Libri/libroMiraglia.jpg" height="394" width="278" /></td>
<td>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;">208 pagine, 134 fotografie in b/n, moltissimi documenti inediti,  doppia copertina a colori plasticata, formato 21x30.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;">Euro 18.00</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;"><br /></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;">In vendita dal 3 ottobre 2009 presso:</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;">U.N.U.C.I. Lugo, via F.lli Cortesi n° 11 - 48022 Lugo (RA)</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;"><span style="text-decoration: underline;"><a target="_blank" href="http://www.racine.ra.it/unucilugo">http://www.racine.ra.it/unucilugo</a></span></span></span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;">in alternativa:</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;">Walberti Editore, via Fuschina n° 18 Lugo (RA)</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;"><span style="text-decoration: underline;"><a target="_blank" href="http://www.walbertiedizioni.com/">http://www.walbertiedizioni.com</a></span></span></span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;">oppure:</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;">tramite l'autore&nbsp;<span style="text-decoration: underline;"><strong><strong><a href="http://www.mauroantonellini.com/joomla/mailto:corso65ete@alice.it">corso65ete@alice.it</a></strong></strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: times new roman,times;">e nelle librerie specializzate</span></span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
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&nbsp;<span id="_marker">&nbsp;</span><span id="_marker">&nbsp;</span><span id="_marker">&nbsp;</span><span id="_marker">&nbsp;</span><span id="_marker">&nbsp; </span><span id="_marker">&nbsp;</span><span id="_marker"><br /></span>]]></description>
            <pubDate>Thu, 06 May 2010 11:33:23 GMT</pubDate>
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